La crisi finanziaria, che ormai imperversa da 5 anni, ha decisamente cambiato la percezione di “investimento sicuro” da parte dei risparmiatori

TRATTO DA SOS  TRADE

 

ROMA (WSI) – La situazione delle piccole banche italiane non è particolarmente florida: lo dimostra il recente commissariamento di Banca Marche che fa salire a 12 il numero di banche sottoposte ad amministrazione straordinaria da inizio 2013. La crisi finanziaria, che ormai imperversa da 5 anni, ha decisamente cambiato la percezione di “investimento sicuro” da parte dei risparmiatori, inducendo il legislatore ad accrescere la fiducia dei depositanti sulla copertura offerta dal Fondo di tutela a livello europeo

Ricordiamo che, immaginando lo scenario peggiore, ossia il “fallimento” di una banca, i correntisti e depositanti godono della tutela dal Fondo Interbancario Tutela Depositi. Ciascun depositante infatti ha diritto ad un indennizzo per un importo massimo di 100 mila euro rispetto al capitale depositato; nell’ipotesi di conto cointestato la garanzia si estende a ciascun titolare, sempre nei limiti della soglia di rimborso massima consentita.

In Europa si sta lavorando a una proposta di direttiva comunitaria (che dovrebbe giungere nel 2014) il cui obiettivo è quello di rinvigorire la tutela offerta dal FITD.

In primo luogo si vuole modificare il criterio di alimentazione del fondo: le banche non devono essere chiamate a rimpinguare il fondo nello stesso momento in una banca è in crisi (ossia in prossimità di essere messa in liquidazione); al contrario il contributo di partecipazione obbligatorio dovrebbe essere versato ex-ante e non all’occorrenza. Di fatti è stato rilevato che ammonterebbero a circa 476 miliardi di euro i depositi sotto la garanzia del FITD, ma che ci sarebbero accantonamenti solo per 1.9 miliardi; questo vuol dire che di fronte ad una crisi sistemica del sistema bancario non ci sarebbero risorse a garanzia per tutti i crediti rimborsabili.

Altra iniziativa interessante della proposta di direttiva europea è volta a garantire una maggiore tutela verso i depositanti cosiddetti “inconsapevoli” e di abbreviare a 7 giorni, dai 20 attuali, i tempi di rimborso del Fondo, facendo rientrare nell’indennizzo non soltanto il montante ma anche la quota di interessi maturati fino al momento in cui è stata messa in liquidazione la banca.

Il FITD, è certamente uno strumento utile per accrescere la fiducia dei depositanti nel sistema bancario, ma è al contempo difficile immaginare che riesca ad essere efficace in caso di malaugurati quanto improbabili crack a livello sistemico che difficilmente potrebbero essere arginati da qualsiasi struttura di garanzia.

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